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lunedì 7 novembre 2011

pensieri4

In questo luogo che non sta né qua né là si frantumano tra le labbra mute parole, riconoscenti o meno, che riescono a scalfire il concetto di casa.

la casa del niente e del nessuno, delle percezioni dovute a qualche strano sorriso, della melanconia, delle fiabe crude - spezzettate sotto le fauci dell’uomo -, dell’abbandonarsi a chi, a cosa.

perché?

eppure le mie candele continuano a bruciare. e bruciare. e bruciare.

(ed il volume della mia poesia si alza spaccandomi la testa; vedo, vedo)

mille pezzetti di luna si sfaldano dal cielo, colpendomi la fronte.

il mio occhio sano che nutre ed osserva.

[sogno di mescolarmi tra colori brillanti, vivi; sogno di decorare con fiori tombe piene di polvere; sogno di viaggiare, disperdermi tra le mani delle persone; sogno il Giappone, l’India, Avalon; sogno la poesia, la poesia che dona e toglie; sogno di immergermi in sorrisi che lasciano il sapore della terra in bocca; sogno pietre preziose, la luna; sogno i miei figli guardando il mio riflesso allo specchio]

sogno di percorrere milioni di vite ancora il cammino che mi porterà alla scrittura.

ed ancora e ancora, per sempre.

sogno di sognare la vita per ciò che è.

(sogno di baciare il mio destino)

la mia testa diventa leggera, leggerissima - la sensazione di poter osservare le mie mani che sfiorano le parole è la più grande forza che ho.

è l’unica cosa importante.

come spiegare l’immenso, l’amore profondo?
come?

8 novembre 2011, 0:30

domenica 5 giugno 2011

pensieri3

maggio, 2011.

Il silenzio mi consuma l'anima; è opprimente, e domani ne risentirò le vibrazioni.
per una sognatrice il giorno ha ore lente, lunghe, dinoccolate; non se ne libera mai. E quando accade, si ha la consapevolezza di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
A volte vorrei che il tempo potesse frantumarsi e ruotare come un vortice bellissimo di luce e fermarsi. Per qualche minuto.
Conall, vorrei tu fossi qui ad abbracciarmi, perché in questo momento non desidero altro che venire stretta forte.

_________


17 maggio 2011, 21:21.
Sentendomi un mostro rivendico ogni mia maschera.
Tutte quante.


______________

8 maggio, 13:58.

Visionaria, tra vergini ancelle dai graziosi boccoli vermigli, assecondo ciò che vedo: sprofondo, inerme, tra petali imbarazzati di superstizioni, tra mormorii che hanno in se il sapore dolce del miele. Nella notte, una mano sfiora il mio viso. E' quasi doloroso. Tutto ciò che fa di me una brava persona è quello che trovo dentro la mia anima trasformata in versi.
Le ancelle corrono giocosamente in mezzo ad un giardino segreto ed io, sprofondata tra morbidi cuscini bianchi imbottiti d'alloro, lascio vagare la mia mente al di là del mondo che si può toccare.
Volo quindi in terre che conosco senza averle mai visitate. Di nuovo, le mie visioni circolano sotto pelle lasciando una flebile scia di fuoco dove, senza neanche pensarci, lascio scorrere le mani per trovarvi ristoro.
E lo trovo per davvero, solo per qualche istante.

______________

2 maggio, 00:55

Sprofondo tra il morbido con un solco nel petto
le mie espressioni cancellate
la paura devastatrice
e la luna non vedo, perché si ricopre di nuovo
di sangue invecchiato
riflesso di un tempo che non vuole inciampare nelle sue stesse trappole.
E' lieve, mi sento come tanto tempo fa...
Sussurri, campanelli, malinconia...l'acqua mi ripulirà. la pioggia mi calmerà.
(dolore fisico)
Ho letto tanto oggi, ho sfogliato le pagine di un amore profondo.

_________________

28 marzo, 18:43

Nel letto io trovo il rispetto
che non cerco dalle altre parti.
Sono oscurantista, deplorevole, piegata verso mine
attive su cui inciampo in questa città velenosa.
Sono mortificata, assetata;vorrei scrivere in sogni color pastello
e immergermi dentro pozzi dorati (in ville esageratamente enormi) fino
a non vedere più niente...
Scrivo e scrivendo sento il corpo andare via.
Io ora sto andando via...mi sento lentamente
prosciugare da qualcosa più grande di me.
sto morendo di fronte alla bellezza della poesia.
La Poesia è tutto.

Cado ancora nella notte senza stelle
ma con lampadine che funzionano male.

_____________________

23 marzo, 22:12

sotto il caldo delle coperte
la mia mente vola via
sgusciata come una noce
aperta per raccogliervi al suo interno
fantasie e poesie
di antichità e miti.
e piano piano anche il mio corpo
fatto di carne
lo sento alleggerirsi e farsi di nuvola
soffice e vaporosa.
la notte, asciugandosi gli occhi, si volta verso di me.
dopo avermi accarezzato i capelli, posso dormire.

giovedì 21 aprile 2011

pensieri2

voglio essere riportata a casa.
scrivere, la Poesia.

mi lascio trascinare via, lontano...verso sponde che non conosco, ah...quanto dolore può entrare in un cuore che dentro,
ma dentro profondamente, possiede solo una cosa?

la mia vita mi si presenta con sembianze oscure, malleabili da mani nere, e non c’è niente che io possa fare se non guardarla scorrere.

e avanzare con grandi e pungenti artigli.
devo fare qualcosa (ma il dolore per adesso ha un viso familiare che a me manca tanto)

la Poesia salverà tutto. confido in Lei.
non ho altro. sradicando le cose genuine e giornaliere, che amo tanto, della mia vita la cosa che più sopravvive alla tempesta è scrivere.

(la vecchia macchina da scrivere è stata ritrovata in un cantiere a cielo aperto, scassata, consumata. come il mio cuore da amica adesso)

scrivere è seriamente l’unica cosa che io posso stringere tra le mie braccia per tutte le ore che voglio.

biancaneve tossica potrà usare anche tutti gli aghi di questo mondo per farsi,
ma il mio sangue reso amaro non verrà più travasato in
vene che non sanno neanche che via scegliere
se essere semplici cunicoli o strade che la vita
intraprende e porta al suo termine.

sono desolata, veramente, mi piange l’anima. il silenzio è uno di quei rumori assordanti che non si spengono. neanche con la musica, neanche coprendosi le orecchie con le mani va via...

nuoto in fiumi gelati che mi ricordano che questo organo da quattro soldi batte ancora.

per il gelo smisurato.
e l’ovvietà dettata dalle conseguenza.

chi sono diventata? chi diventerò?
io voglio solo tornare a casa...nella scrittura. rimboccarmi lì le calde coperte. guardare forse le stelle, la luna.
il cielo è una macchia che sporca il creato di speranza e pensieri galoppanti verso il nulla fare dell’uomo.

(ora) sono sola.

potrò morire davvero? nel senso, è ovvio che morirò, ma la mia anima o quel che ne rimarrà ce la farà a trafugare un corpo neonato per avvolgerlo in tutte le cose che ho incontrato fino ad ora e che incontrerò?
aiuterò quella persona a capire cosa si nasconde oltre la nebbia ?

sarà un unico vortice di brillantini...

io probabilmente sceglierò te perché guardandoti negli occhi saprò riconoscere un perfetto giaciglio
per la mia anima stanca e vecchia
dove, nella tua essenza, troverà aria pulita ed energia.

sai, chiunque tu sarai...non sarai mai solo o sola.
è una promessa. cercherò di non farti sentire addolorata o addolorato, coprirò le tue lacrime con i miei baci, inciderò con la felicità il tuo corpo e lo benedirò, guarderò le tue mani scrivere di mondi lontani e saprò - lì saprò...
che c’ero anche io.

la sigaretta porta via solide realtà assieme alla musica.
la tua fronte pallida è una cosa a me cara-

-il sonno tarda a venire a trovarmi, perciò non mi resta che scrivere. come sempre.
chissà quanto tempo è passato, se un minuto o un’ora da quando ho iniziato a vivere,

(ora capisco perché sono venuta sulla terra, oh pianeta ignobile)

che venga suonato un requiem per me, per tutto ciò che non ho fatto!...

e lo vivi respiri ami con tutto te stesso
però forse il nipote che ti donai
non l’hai visto (invece l’hai fatto e questo è una lancia conficcata nel mio petto
con brutale ferocia ed insistenza)
il mio ultimo respiro si farà quando starò scrivendo.

voglio questo. lascio il resto lontano. i pensieri delle altre persone, i loro giudizi...che me ne importa?

io scrivo e basta.

mi basta per un’intera vita. e molte altre.

la testa pesa come un macigno che devo portare a tutti i costi.
e come sarebbe gioioso vederla evaporare in tanti sbuffi di fantasia
che dipingono radiosità su di me.

leggi, per favore. leggi e vai oltre ciò che sto scrivendo ora.

capiresti?

le parole mi escono fuori dalle dita...e la domanda la faccio direttamente a te.
se leggessi questo capiresti che è un dialogo con te.

ah, maledizione miserabile, guarda!...
un piccolo verme...che elemosina calore che non riceverà...

le dune del sahara si espandono fino al Veleno
e le strade si ricoprono di misteri e profezie
di sporchi abusi e meschinità...

chi descriverà ciò che sono adesso?

ma quanto tempo è passato?

due, tre settimane?

il silenzio avviluppa le sue maestose ali su di me
e mi ricopre di buio fino alla testa
impedendomi di urlare, tanto è doloroso.

come mi chiamo?

so che il mio nome è anna. sono legata ancora a qui, in questo momento. non ho perso la mia lucidità.
domani sarà una lunga giornata fatta di ipocrisia, dolore masticato e mai mandato giù, nausea, spero risate, nostalgia.

quanto può durare un istante, seppur doloroso?
forse troppo tempo.

le mie mani hanno un’angelica voce che non riesce a rimbombare ancora più di tanto nella testa delle persone.

il messaggio deve essere capito, deve passare, deve essere sentito profondamente.

la Poesia mi salverà.

(ho molte rughe malvagie che inaspriscono il mio viso, lo fanno contrarre dalle situazioni generali)

Scrivere, come diceva Pessoa, è seriamente necessario.
vivere no.
scrivere sì, perché ti purifica l’anima, ti pulisce il destino, ti massaggia i muscoli indolenziti dal giorno quando si va a letto o quasi.

scrivere è necessario perché è il bello
di tutto ciò che si vede, non si vede, non si sente e si sente
si percepisce, non si percepisce.
e non sono una piccola farfalla...semi nascosta dall’oscurità-...

la pioggia calmerà i miei sensi e li farà fiorire
in germogli piantati
che risplenderanno nelle avversità,
contro le intemperie quotidiane...
sarà un calmante delizioso per tranquillizzare quello che vedo, sento e percepisco.

una storia mi viene raccontata nell’orecchio.

parla di lupi, di un’isola, della luna, di un principe che gettò via la forma e prese la sostanza.

un neonato sta piangendo chiamando a gran voce chi si prenderà cura di lui.

ora ho sonno.

delle cornamuse sventolano la loro voce al vento
poi si trasformano in strizzacervelli senza pietà
e mi soffocano, mi deturpano di anna.

della ragazza umana.

ora non sono o lo sono in modo parziale anna.

sono semplicemente io, solo io.
domani non ricorderò niente, eccetto le macchie davanti a me, e tutto sarà ancora più bello
senza nessuna voce a discutere tesi improponibili al genere umano addirittura
e il solvente che laverà via le spore è la Poesia.
sempre lei.

-i lupi cacciano fuori gli appuntiti denti
mirando al mio collo
ma non sono più un pranzo o una cena da divorare
(divora anche l’ultimo brandello di me)

dicevo? la storia...

lupi, poi c’è del veleno sparso per terra, delle mani impazienti.
scelgo di non scegliere l’assoluto.

il paradiso deve avere giardini molto grandi.

21 aprile 2011

mercoledì 23 febbraio 2011

Pensieri

I fiori si perdono in giullari
feroci, cantando imprese atroci,
e sempre io sarò al confine di questo limite.
IO SCRIVERO'.
Non so se vivrò,
se sopravviverò,
ma sono certa che scriverò.



La poesia non si può scrivere essendo svegli e coscienti, la poesia si vive e rievoca un passato di cui non sai niente, ma è tuo. Ti appartiene, o meglio: tu appartieni a lui.
A lei.


Corri, corri Campanellino! Sfiora anche oggi il mattino; sulla nave alata non fuggire! Uncino non è qui, Uncino è morto. Sono rimasta solo io...e Lui non c'è più.

...I miei sogni saranno il mio lavoro.

Il blu copre ogni cosa
anche le mani
e il ghigno sfacciato verrà esiliato via da me
avrò pietà.


Io scrivo!
Non posso fare altro.
Inciampando, io scrivo.
Tornando e perdonando, io scrivo.
Cambiando, io scrivo.
La mia vita.


Vedo nel mio volto
sguardi di stelle piatte
che cancellano assurdi strascichi di energia:
se potessi, vi proteggerei con enormi recinti magici,
senza avere la possibilità di sfiorarvi.
le questioni terrene non potranno mai più ferirvi;
camminiamo verso il sentiero più pericoloso - luci della città si scambiano
occhiate ammirate quando voi passate, e la luna
si inchina spegnendo sui vostri occhi la malinconia.
il mio destino è fuso col vostro. le nostre mani, saldamente puntate verso l'infinito,
si intrecciano in trame complesse,
dentro un disegno complesso,
gonfio di amore e io sciaquerò via le passioni
negative e le porterò dentro alle nuvole;
disperdo quindi soffici parole per voi
e ancora soffio stelle durante il plenilunio...ancora per un po'.


la luna partorisce aborti di pensieri
ammalati.
poi, svanisce.
scappa di nuovo nel cielo.
evapora in nebbia che ci scompiglia
i capelli quando dormiamo
persi nella notte.

la vita per una poetessa non è altro che
un ciclo di molte vite in cui lei con costanza
aveva annotato ogni cosa, ogni parola.
ogni cosa è niente, è fasullo!
si narra d'una poetessa annegata dentro ad un pozzo,
giovane...morta troppo presto per essere tardi.
cadeva in giù, verso il centro,
e la sua schiena schiacciata scottaca...
poi, la luce
la luna
i fiori
l'universo.
la rinascita della mai nata
se non con la Poesia (ossigeno, incontaminata,
incondizionata, pura).


luna in esilio
doppio è il cammino,
saturno è dominante nell'istante
in cui appoggio i miei drammi sul comodino;
giro in angusti spazi
volteggiando tiepida tra le cose
che mi circondano.
mai mi circonda più niente.
la mia libreria mentale fotografa milioni di parole e le sistema
in ordine di simboli e profezie.
no, le profezie no, non si avverano mai.
perché la Fantasia piano piano sta
lasciando questa terra,
la dimensione naturale per cui è venuta al mondo,
per i suoi figli...
la luna è esiliata
torturata sotterrata in cieli seriamente bui.
dove la luce non esiste e non c'è.