E quando vedo lampi bianchi, frastuono rimbombante del mio sottosuolo che si evolve, increscioso, tra mille e mille poesie, arma e scudo della mia esistenza, io capisco.
E l'abbandono alla tenera coscienza di "me" non è mai stata così soave, e neanche così mio, con una totalità capace di disarmarmi-l'alone scuro dei miei pensieri incresciosi, alla sommità del vacuo pensiero umano, si disperdono lontani, sospinti da forze leggere (senza peso, loro) e ingabbiate (per essere liberate) dal mio amore profondo, trascendentale, che non ha bisogno di ulteriori promesse; perché la mia promessa più grande, totale e sincera, è quella che ho fatto venendo al mondo, essere insignificante e minuscolo con un'energia vitale che non mi permetteva di abbandonarmi alla resa.
Sono nata, sono sopravvissuta; e sotto l'innocua e viva speranza di un cammino degno, io inconsciamente, con fiamme a me sconosciute (a quel tempo le piogge ancora vacue dentro di me, ferme ed immobili) sono tornata.
Per scrivere. E l'amore più immenso, reale, fiducioso mi esplode nel petto con ferocia e possessione, riducendomi a un ammasso di brividi e occhi, mani che oltrepassano il mondo, per ricondurmi a casa mia.
La poesia, lei, possiede una voce che mi chiama costantemente, senza perdersi mai in niente che non sia il mio cuore, avido del suo calore.
E traboccando fiducia, ringiovanendo ed invecchiando, una vita si concede alla supremazia del giusto, sapendo come andrà a finire l'eco dei propri sussurri-perché ho sempre saputo, dentro di me, che davvero non avrei avuto altro ossigeno che non sia la scrittura, e neanche un amore più grande di lei che stringo amorevolmente tra le braccia, a mani strette e frementi, con la consapevolezza di non essere mai sola; mai completamente.
La poesia è la mia casa, radicata in tempi lontani, accettazione vibrante della mia anima-e quello che vi trovo ogni giorno scrivendo, tutto ciò che ho trovato e che troverò sarà la vita, fiume imperioso che mi sommergerà.
Ed io non farei altro che scrivere, come sempre.
Per sempre, e nell'eternità intreccerò i sogni di questa vita, la luna a scaldarmi le mani sporche di inchiostro, per ritrovarli eternamente dentro di me.
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domenica 19 giugno 2011
martedì 17 maggio 2011
casa
16 maggio 2011, 21:11
E sono artigli avvelenati
mi lacerano da dentro
che mi punta addosso il mondo.
sorrido per qualche infinito, stupendo istante.
ci sono legami lontani un intero paese
che durano più che relazioni avute con
chi si ha a due battiti.
il mio cuore in questo momento
ha racchiuso in se degli
spilloni che
dannazione
fanno un gran male.
feriscono così tanto.
non si può capire se non li si ha mai provati nel proprio cuore.
io penso che la voce si debba usare
per parlare, non per urlare.
urlare è straziante, ti succhia l’anima e te la divora.
e la gemella gelosia te lo sputa poi in faccia
finito il generoso banchetto.
essendo fertile
vorrei donare al mondo
altri figli e Conall
sarà la loro guida
fedele e sincera.
facendo questo, ricoprirei voi tutti di amore.
e il groppo alla gola cessa di ingigantirsi
sempre di più, giorno dopo giorno.
risate sparse nell’aria
riecheggiano lontane
in angoli sparsi di me
che non volevo ricordare...
...e disperdono dolcezza.
_____________
questi muri stanno marcendo,
e ne sento l’odore acre
che dal naso arriva ai polmoni
infiammandoli.
vorrei che un temporale furioso
son i suoi eserciti di nuvole di pioggia
cacciasse via queste emozioni
del sottosuolo e mi rendesse di pietra.
e possiedo un amore cortese
di quelli che si potrebbero
narrare nei libri ed invece
devo zittirmi, per non venire
gettata in un manicomio.
però lei rimane il centro
del mio essere e la luna
quindi può anche continuare
ad alternarsi tra le sue maestose
fasi; io, annaspando, vado avanti
verso la luce tendendo le mani
davanti a me.
nonostante le mani fredde
io continuo a non avere paura.
perché come posso mettere tutto questo da parte?
come posso non desiderare di essere a casa?
E sono artigli avvelenati
mi lacerano da dentro
che mi punta addosso il mondo.
sorrido per qualche infinito, stupendo istante.
ci sono legami lontani un intero paese
che durano più che relazioni avute con
chi si ha a due battiti.
il mio cuore in questo momento
ha racchiuso in se degli
spilloni che
dannazione
fanno un gran male.
feriscono così tanto.
non si può capire se non li si ha mai provati nel proprio cuore.
io penso che la voce si debba usare
per parlare, non per urlare.
urlare è straziante, ti succhia l’anima e te la divora.
e la gemella gelosia te lo sputa poi in faccia
finito il generoso banchetto.
essendo fertile
vorrei donare al mondo
altri figli e Conall
sarà la loro guida
fedele e sincera.
facendo questo, ricoprirei voi tutti di amore.
e il groppo alla gola cessa di ingigantirsi
sempre di più, giorno dopo giorno.
risate sparse nell’aria
riecheggiano lontane
in angoli sparsi di me
che non volevo ricordare...
...e disperdono dolcezza.
_____________
questi muri stanno marcendo,
e ne sento l’odore acre
che dal naso arriva ai polmoni
infiammandoli.
vorrei che un temporale furioso
son i suoi eserciti di nuvole di pioggia
cacciasse via queste emozioni
del sottosuolo e mi rendesse di pietra.
e possiedo un amore cortese
di quelli che si potrebbero
narrare nei libri ed invece
devo zittirmi, per non venire
gettata in un manicomio.
però lei rimane il centro
del mio essere e la luna
quindi può anche continuare
ad alternarsi tra le sue maestose
fasi; io, annaspando, vado avanti
verso la luce tendendo le mani
davanti a me.
nonostante le mani fredde
io continuo a non avere paura.
perché come posso mettere tutto questo da parte?
come posso non desiderare di essere a casa?
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