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mercoledì 15 giugno 2011

bianco guerriero

15 giugno 2011, 0:05

la nebbia nella mia testa si infittisce,
nascondendomi dietro i passi svelti,
rapida tra marce di alberi secolari.

attraverso gli incroci temporali
che mi dividono dalla mia realtà,
inespugnabile-e come un’imperiosa tempesta
faccio corrodere ciò che mi lascio dietro.

ed inciampo, erba macchiata di sangue sul viso,
inciampo e le mie dita affondano e stringono la terra,
nutrendomi del suo dolore, aspirandone l’essenza più
che posso; rialzandomi sento la testa girare vorticosamente,
spicchi di luce, e tutto in me urla.

sanguinando, le scritte nere sul corpo
sono come una sospirata carezza e in qualche modo
l’aria pulita mi accarezza-il vento che soffia da lontano,
signore antico delle emozioni gettate via.

e sento che il mio grembo si sta riempiendo
di respiri sospinti dalla luna
e l’atmosfera attorno a me si fa densa.

in lontananza, attraverso gli alberi,
la luce s’inchina nell’aria, volteggiando-e vedo un lupo bianco, Fionnlagh,
il protettore. la nebbia ha drappeggi reali ricamati sulle mie mani.

e penso a lei.

Il bianco guerriero, le zampe
a baciare la terra, si avvicina e i suoi occhi dorati
risplendono perfino nella nebbia.
e in un attimo, Conall è accanto a me,
barlume materializzatosi per afferrarmi il polso-un breve cenno rispettoso,
la presa che si stringe delicatamente- e avanzare.

mi muovo assecondando il rumore della devozione.

Fionnlagh fiuta il cielo, e ciò che vede
si riflette con urgenza nella mia anima,
che rapida si muove dal basso verso l’alto,
dall’alto verso il basso, veloce, fremente-
attimi di ricordi ed immagini mai viste, un
pensiero vagante e libero in campagne di ragnatele solide, concrete
della memoria.

mi fermo, cercando aria. i miei piedi abbracciano nuovamente il terreno,
e posso vedere i muscoli della schiena di Conall tendersi, il braccio teso, e la presa non accennante a lasciarmi; si blocca anche lui,
interrompendo il flusso dei miei vaneggiamenti.
torna a guardarmi, e vi è un viaggio da fare senza la calorosità delle costrizioni, il bambino che tanto amo - e il suo sguardo si sgretola d’amore sotto la nebbia, pallida e ombrosa fiaba che disegna lune calanti sul suo volto, perdendosi tra gli alberi.

la mia preghiera è che tu possa essere felice.

il mio bambino mi attira a se, uniti come mai prima, e il suo abbraccio
mi dona ossigeno e forza, la sua presa sul mio polso sempre presente.

e la nebbia si sgretola in luccichini che
danzano nel vento; si appoggiano sui miei capelli, sospirando quasi.

chiudo gli occhi,
e la luna è vicino.

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