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martedì 25 ottobre 2011

respirare

9 ottobre 2011

il fumo della mia sigaretta disegna ragnatele di fumo striscianti nell’aria della mia stanza, raggomitolata in chiusa in una bolla calda di una realtà inesperta al tocco instabile di ciò che vi sta al di fuori - insensibile ai tocchi, alle carezze del gelo smisurato, armonioso.

corone di fiori, corone di fiori e bacche e foglie d’un verde mai incontrato in natura salutano il mio capo e vado.

la nebbia pare voglia soffocare il cielo, ricoprendolo in una visuale annichilita e stanca, ferma nel suo pigro ondeggiare dolcemente nascondendolo agli occhi del mondo.

muovo un passo.
un altro ed un altro ancora.
“quando giungerà il momento, il confine tra due mondi
si sgretolerà piano, smussandosi.
distillerà carità e perdizione,
colorerà di bianco le angosce,
e poi lo strappo si rimarginerà (fino al prossimo Ciclo) ...
ma intanto colui che avrà varcato il confine,
mai più potrà ritornare indietro.”

mi accorgo che piove - gocce piccole come spilli affilati cadono tra i miei capelli, il freddo a coprirmi, coperta matura senza ostilità... e volteggio nel nulla assoluto.

Il forte lupo si avvicina a me, tenendo tra le mani dei fogli pieni di scritte confuse e disordinate. Tiene il capo basso, ma riesco ad intravedere il sorriso che cerca di far sfuggire agli occhi. quando mi è accanto, lascia cadere per terra -erba fresca e pioggia- le mie memorie, sentendo l’aria sulla fronte, i molti fogli svolazzanti per via dell’aria...
mi guarda.
e non finge più di non sorridere, felice, disperatamente felice - le sue lacrime magnifiche scorrono sulle guance, le labbra serrate in un sorriso pieno di vita e dolore e felicità devastante, arricciato ma sereno. china la testa, scosso da singhiozzi, e mi si riempiono gli occhi di dolore e dolcezza. lo abbraccio e tutto è come dev’essere.
“amore mio,” sospiro contro la sua pelle, stringendolo forte, “amore mio.”
le sue mani affusolate si artigliano alla mia schiena, gelosamente, con forza. lui è così forte che potrebbe spezzarmi le ossa se solo stringesse di più-a volte, vorrei lo facesse. mormoro il suo nome bisbigliandolo incurante della pioggia, della nebbia, di tutto e tutti.
Conall...” passo le mani sul suo collo, sul torace sentendo il suo cuore battere all’impazzata; scorgo ancora le sue lacrime - mi chino su di lui baciandogliele via, asciugandogliele, un altro pezzettino di lui che viene via con me. con un singhiozzo violento, Conall infrange le sue labbra calde ed umide di lacrime sulle mie.

e sento lo strappo del confine nella mia testa.

Il fiore luminoso ride spensierato, come se la pioggia o la nebbia non potessero neanche lontanamente sporcare la sua anima. trotterella canticchiando rumorosamente, i capelli lunghissimi stretti in una treccia che rimbalza senza pietà contro la piccola schiena.

Conall quindi respira tremulo sul mio piccolo sospiro, si allontana di poco solo per appoggiare la sua fronte contro la mia. le sue mani, ancora artigliate alla mia schiena.

“Mamma!” urla Bleuzenn, correndo vicino a noi. il suo sorriso le illumina il viso, e la nebbia si affievolisce un poco. mi abbraccia le gambe; districandomi con tenerezza dall’abbraccio di Conall, ché arrossito si asciuga il naso con la manica della casacca, mi abbasso e prendo in braccio la bambina. lei ride ancora deliziata e mi sfiora i capelli con le piccole mani - lancia un’occhiata allegra al fratello maggiore, che gli appoggia la guancia sulla spalla chinandosi sulla schiena.
“Bleuzenn” dico. la guardo; osservo Conall, appoggiato mollemente alla sorella, i cui occhi marroni brillano ancora di lacrime. sorrido. “Conall”

il bianco guerriero arrivato alla mia destra eruppe in ululati maestosi. mi volgo a fissarlo, sentendo il mio animo completo e leggero.
“Fionnlagh” lo chiamo. E quando sento il calore del loro amore addosso, riesco a guardarli uno per uno negli occhi, illuminati, in cui riesco perfettamente a riflettermi.

“vi amo...più della mia stessa vita.”


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è come dovrebbe essere penso, guardando Fionnlagh camminare davanti a me, che tengo per mano sia Conall che Bleuzenn. gli alberi alti colpiscono la luce del sole, non facendola passare. dietro di noi i fogli continuano ad essere pigramente mossi dal vento.

sento gli occhi stanchi, gonfi. una melodia lontana mi raggiunge le orecchie, sussurrandomi qualcosa - le strette delle nostre mani si stringono.
camminiamo ancora; camminiamo nella quiete, nell’aria che profuma di glicine, una presenza bianca che sento e vedo sopra di noi.

Bleuzenn piega le labbra rosse in sorrisini che sembrano ghigni.
Conall pare annusare i cambiamenti del mondo, gli occhi socchiusi, la fronte aggrottata e concentrata.
Fionnlagh lascia che i suoi dorati occhi vengano ribaltati da visioni, visioni lontane e vicini, passato futuro e presente allacciati ad una potente luce che intravedo in lui.

ed io respiro.

16.18

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