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sabato 16 febbraio 2013

E c'era il rumore di pietre infrante 
in piogge argentee e rosse, coralli sulle mie dita, una cascata di fiori che il cielo vomita - eppure sono io, che amo un amore al di là dell'insopportabile, ammirando da lontano isole di cui non comprendo il nome, tiepide carezze, un opale di fuoco; la luna è feconda, squarcia il suo seno, il sangue come coperta maliziosa e innocente al contempo- su di lui, il velo che ha permesso ai miei occhi di lasciarsi catturare.... Ed attirare... Ed amare.
Alcuni fiori aspettano di essere colto, altri aspettano l'inverno crogiolandosi nell'attesa del sole.
Io ho atteso un segnale e l'ho avuto. Il mio destino.
Non ho cercato l'amore - è lui, che mi ha trovato. 
Come un cerchio senza fine, la mancata sinfonia riempiente ogni mia cellula (il suo nome scritto sulla mia pelle, dentro e fuori),  le labbra sigillate che vogliono solo cantare...

Solo pensieri nel quotidiano caos.
Nell'incertezza di me, qui, talvolta mi sembro piccola, e grande, e poi morta; basta il suo nome, e l'oscurità cade in mille pezzi davanti ai miei piedi e gambe tremanti.

Vorrei dirti che sei mio in modi che non avevo pensato mai. Che i tuoi occhi nascondono tante ombre, che sono la tua luce, e sempre vorrò guardarvi dentro. Che la tua voce è scudo e calore e il tuo viso la mia armatura, il tuo corpo il tempio in cui pregherò alla luna, al vento, al mare, al fuoco e terra...
Che il tuo amore (e quello di lei)  mi salva.

Pensieri dove pensieri non ci sono
E lettere in memorie dove le parole non sono state ancora inventate 

Sono chiusa nel mondo, le chiavi in mano, crollata sulle ginocchia -

Poi due mani (affusolate entrambe; una chiara, una scura) si tendono verso di me...
.... Mi tirano su.... E mi donano amore.
Differente amore, ma totalitario e assoluto.

Perché si, è il mio punto debole e sempre lo sarà.

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