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lunedì 10 giugno 2013

Essere i barcollii tremanti delle ore che s'accavallano, marcendo oltre la sottile luce della luna, scintille d'odio da fontane di marmo grezzo, spruzzano rugiada e grida, scrutano il silenzio divorandolo, il tempo scarabocchia le rughe del mondo, dal polso sbriciolato si conteranno le linee infinite che ancora aspettano il buio.
Eppure lascio le mani ferme, scostate; tremano come lo faccio io assopita nelle curvature dei miei sentimenti: le vedo fiorire in lunghe ciglia e due labbra da cui seguirei il suono oltre tutto lo spazio, che sia sufficientemente vuoto, per questa ode, nella mia testa, un composto inesauribile di fiori e canzoni che lascerei suonare non appena sei rapito dal sonno - sicuramente troppo dolce per questa terra sopraffatta - mentre con prepotenza il tempo avanza continuando la sua opera da quattro soldi, scorrendo senza rumore, seguendo un clamore che solo lui sente, e prova.

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