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sabato 10 dicembre 2011

quindicesimo rumore

sogno talmente tanto che, sveglia, mi concedo di chiedermi quale delle due realtà strettamente unite - un onirico sorriso spento sulle labbra, ammorbidite dalle vibrazioni dei loro respiri - sia quella vera.

sogno di passarmi accanto e sfiorare le mie mani.

rumore di fuochi fatui che scaldano la terra.
di pianti neonati soffocati dalla nebbia.
rumore di amore totalitario, puro.


ho visto tante cose.

ho perduto memoria, avendola incollata alle mie labbra, una ninnananna lieve.
tornerai tornerai tornerai,
tre gradini prima del plenilunio,
tornerai tornerai tornerai;
la Poesia.



A Natale ci sarà la luna nuova.


destino  
destino
destino



7 dicembre 2011 21:55


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sospesa su un’altalena composta da nuvole, morbide e soffici, aspiro l’aria fredda che mi ricopre il volto, oscillando con le gambe - la luna piena davanti a me, gigante, come se fosse un giocattolo illuminato da lucciole, tentando di scivolarvisi dentro-.


“non aspetterò che il cielo si raffredderà, basterà prendere il tuo sorriso e lanciarlo su; e tutto luccica... e tutto è pace e molto caldo.”

ondeggio, ondeggio, le mani salde attorno a quelle stesse nuvole che mesi fa mi sembrarono dipinte.

sono nuvole che ti spaccano il respiro, ammaliato dalla loro bellezza,
per poi colpirlo permettendoti di respirare ancora meglio.

---c’è quest’altalena che ride con me.
e nel viso della luna vedo gli occhi dorati di Fionnlagh... scurirsi, inumidirsi... e poter vedere un’alba lentissima, una delle tante, piccoli granelli di sabbia tra le dita, rossi, un sorriso, e il palmo della mia mano che si incolla a quello di Conall, scuro...Bleuzenn si porta un piccolo dito davanti alle labbra, sogghignanti, e un fiore nero scolorito immenso  come la luna si innalza verso l’alto da dietro la sua schiena...

---e la luna è così vicino, i contorni bollenti del mio viso sentono il suo calore, baci soffiati sulla pelle.



la nebbia è un tuono che acceca la luce.
per noi è così, sottili fili di poesia attaccati ad un velo,
limpido e bianco,
che traballa quando la mia mano... tenta di....

“Conall! Bleuzenn! Fionnlagh!”



... stringerli e le mie dita sfiorano l’infinito,
l’eternità di un attimo,
che era, è, sarà radice profonda della mia esistenza.

l’altalena barcolla - il potere delle parole non si scuciranno mai dalle persone; che possano colpire, maledizione, colpite il mio cuore e siatene felici, io seguo il rumore delle cicale quando la luna acceca la sera, le stelle a farmi da ornamenti sulle braccia, tra le - e sulle mani aperte e tremolanti...  e con uno scossone crollo giù, urlo primordiale che come un boia priva di vita il secondo di aria il quale mi permette di socchiudere gli occhi, e un istante dopo le solide e muscolose braccia di Conall sono attorno a me.

Lacrime che scivolano sul viso,  il respiro impazzito - lascio che la mia guancia si appoggi al suo torace che batte forte, le ginocchia paralizzate; le mani di Conall sono calde.

si narra e si ricorda di una ragazza... una poetessa... annegata dentro un pozzo, molti anni fa,” mi dice, leggermente, casualmente, e la luna è ancora talmente vicino da stritolarmi le viscere, “ma mai di una ragazza caduta da un’altalena, mamma.
ironico, preoccupato, abbracciato stretto, con un sopracciglio inarcato.

lo guardo negli occhi, immagine riflessa dei miei. “scusa,” sospiro.
La presa di Conall si stringe fino a stritolarmi.
le nuvole si sgretolano appena il Confine, il cerchio del conscio e dell’inconscio, terra e cielo, si spintonano l’uno contro l’altro... in te.”

“perché?”

la sua mano bollente mi accarezza la testa. “perché è così anche in me... perché senti la mia voce chiamarti... perché vedi ombre che ti ricordano....” si inumidisce le labbra-
casa.” dico subito, automaticamente.
Conall ride. I suoi denti bianchissimi risplendono quasi nella notte.
casa. come non sentirsi in un mondo a parte, immerso nella nebbia, solo tuo?”

scuoto le spalle. “è casa,” gli dico, “questo è l’importante.”
Mi accomodo meglio nelle sue braccia. “Al tuo compleanno,” sorrido, “c'è la luna nuova.
Le mie labbra sfiorano il suo zigomo scuro. “E’ proprio destino lei si ricopre per venire da te...” rido sulla sua pelle.

E’ la luna adesso che scivola verso di noi, stringendoci in un abbraccio.



sabato 10 dicembre 2011, 2:17

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