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giovedì 30 giugno 2011

leggenda

30 giugno 2011, 21:14

riscopro il ciclo della vita di chi ho amato, che ho imparato a conoscere, scoprendolo con un velo di ansia che non si affievolisce mai.

perché come si può essere felici e liberi se i tranelli della vecchiaia portano a pensieri risoluti che spezzano l’intatto istinto dell’uomo ad acciuffare con i denti e le unghie quella sopravvivenza che lo incita ad andare avanti?

come posso io afferrare con le mie mani
la felicità, se attorno a me,
raggiante affetto di corone dorate rivestito,
vi sono solo silenzio e strascicamenti - in queste mura che sembrano voler crollare.

la colpa nel niente desolato, lui --- bardato sotto al sole con cappotti scuri, e sciarpe lunghissime a righe?

e come il richiamo della sirena la Poesia mi richiama a se. facendomi bruciare, scintille di fuoco che mi spengono sulle mie gambe nude atterrite dal caldo, il suo canto mi avvolge in un torpore familiare che mi esalta, e mi sento inumana.

traballando, la luce della candele si spande - e ho la sensazione che qualcuno sia qui con me, ricordandomi il candore dell’amore, tenero e assordante.

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Re Artù volse lo sguardo verso di lei, contornata dai lunghi capelli neri.
Morgana.
Sua sorella, amata e fatale.
Il sole splendeva su Camelot in quel giorno di festa e il popolo accoglieva la felicità in rumorosi battiti di mani, applaudendo al cielo un’era nuova.
“Mio signore.”
Ginevra era raggiante, il rossore sparso sulle gote. Artù pensò sia bella, la corona a disegnargli ombre inesistenti sul viso. Le sue ciglia le disegnavano parole che il Re osservava a fatica, tra il contrarsi delle sue viscere, leggendole in un fastidio agli occhi azzurri senza saperlo.
Vi tradirò. vi amerò e rispetterò...ma vi tradirò.
E sotto lo scroscio di rispetto dei suoi sudditi, Artù annuì verso sua moglie sorridendo delicatamente.
“Ginevra.”
E nonostante le loro mani si strinsero, i sovrani conoscevano già la risposta di tutti i loro quesiti.
Ed io non vi amerò mai, e desidererò solo lei...mia delicata sposa, raggio di sole che scalda i fiori rigogliosi, cavalieri scandalosi ed amici, compagni nello scivolare con onore verso la fine.
Artù tornò fissare la sorella, avvolta in velluto blu, e poté sentire la corona farsi più pesante, una morsa ghiacciata che lo faceva rabbrividire sempre.
Morgana sembra risplendere di magia.
Gli occhi scuri della Sacerdotessa brillarono sotto il giorno festoso, e il piccolo sorriso che Re Artù ricevette lo uccisero in spine rabbiose, lo fecero brillare maestoso sotto gli occhi di Camelot, il suo nome verrà risuonato nei secoli dei secoli...mentre l’amore lo stordiva invadendogli le vene...e gli parve di percepire la presenza di una fata accanto a se, che lo proteggeva sussurrandogli nella notte parole candide ed il Re le rotolava calorosamente nella bocca durante il giorno riassaporandole una ad una.
Re Artù volse quindi la sua attenzione al regno.
Sorrise, ed alzò la mano, mirando al cielo.
Sotto al ruggito del popolo, che pareva quello di un orso reale e maestoso, il suo nome si incise nelle stelle diventando leggenda, il più grande Re che potesse avere Camelot.

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