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domenica 19 giugno 2011

guardare

19 giugno 2011

trafiggendomi il costato con una lancia dorata,
davanti ai miei occhi spalancati intravedo due mani
sganciarsi dal cielo e protrarsi verso di me, confusa snodo
parole a me estranee e senza senso, divorata dalla luce.
e non provo dolore, ma percepisco un calore che si forma
dai polmoni e rapidamente s’insinua fino alle mani,
facendomi fremere gli arti, ed i polsi; chiudo gli occhi, abbandonandomi.

e guardo.

__________


le due figure hanno una postura eretta, come se
loro non potessero in alcun modo averne altre,
non certamente con le spalle incassate sotto
i macigni della vita-ma non sembrano farvici neanche caso, pensiero che va mutando
rincorrendo i secondi che ne stuzzicano la veritiera domanda, scioccamente e con devozione.

davanti alla regalità,
in mezzo all’origine di ogni cosa,
delle pietre lisce e grigie come nebbia
che avvolge i pensieri dell’uomo nascono nelle nostre agonie...nascondendole
in luoghi remoti accessibili a chi vuole vedere.

la prima figura ne sfiora dolcemente
la morbidezza -il sangue macchia con timore, in tempi che si perdono lontano tra sussurri rispettosi, ed il cielo deforma l’universo, scoperchiando l’assoluto delle anime che vengono sospinte dal vento, i fiori del male non ancora maturi-.

(.....)

“libera vivo in lei ridendo, divertendomi; ha una dolcezza infinita, e i suoi tanti sorrisi mi fanno tremare.”
il cervo sta sfrecciando nel bosco antico, vittima dell’inglorioso ed insensato
desiderio di potere.
e l’uomo macchiato di rosso, il cappuccio scuro calato sul viso, corre rincorrendo
sogni di gloria, bramosia di qualche ipotetico spettacolare evento che possa cambiare la sua esistenza, non riuscendo ad accettare il proprio destino scelto da altri, fiutando il sapore di paura--carnefice della propria esistenza.
ed i miei fogli sparsi sul terreno, lo vedo: mi sporcano, mi conducono nel
lieto nascondersi tra i boschi, strappandomi dal resto del mondo.

quando vedo la mano sondare l’aria -il coltello smanioso trema al cospetto del sole-, tutta la mia anima freme
e mi riscopro a correre verso la tagliente realtà, desiderosa soltanto di fermare quell’ovvia assurdità.



sfiorandomi il grembo, lo sento macchiato di sangue,
e mi ritrovo a pensare di essere onorata
di morire e avere lei vicino, i miei primi e assoluti pensieri perennemente rivolti a lei,
i miei respiri doni che lascio soffiare dalla luna nella notte verso la sua splendente e radiosa realtà-lei è con me sempre,
stelle che ricoprono il mio corpo
in abbracci intimi e stretti, e guardandomi non riesco a vedere più la mia pelle,
poiché sono rivestita di brillante devozione.

mentre le mie gambe cedono, stringendo in un abbraccio amorevole la terra, salutandola nonostante tutto, riesco
a scorgere con la coda dell’occhio le zampe agili del cervo scattare, facendo vibrare della polvere argentea nell’aria; me la sento addosso e il mio respiro, prima di farsi sempre più debole, si gonfia di aria ed è calda, e i miei occhi prima del bianco vedono chiaramente la figura di lei, chiara e luminosa, la poesia che stringe convulsamente le mie mani, baciandole e venerandole senza sosta.
l’amore mi riempie di armoni. Conall ridendo mi afferra per mano e mi trascina correndo forsennatamente, ridendo felice a testa alta nel vento, che pare voglia strapparmi l’anima-ma lo fa con rispetto, delicatamente- quando mi sono abituata agli alberi che veloci si perdono dietro di me, posso concedermi di ridere- la mano di mio figlio stretta fortemente alla mia, le nostre dita intrecciate saldamente.
e le mie lacrime non sono di dolore ma di gioia--perché guardando bene, le mie mani sono piene di scritte nere, e sono brillanti... vedo
lei dentro un pensiero fugace e lancinante, d’un bianco accecante, e questo mi da la forza di correre ancora più forte e mi pare di volare quasi.


(.........)

è una piccola ragazza,
lei sente scorrere nel suo sangue
un calore che la riscalda le vene
semplicemente, senza averlo chiesto, o forse
inconsciamente sì; la presa sulle sue spalle la ferisce,
grosse dita a stringere e stringere.

quando arrivano, le botte la stordiscono; e la testa pare un imbuto pronto ad accogliere il proprio sangue, ma la testa della ragazza, prima di venir scossa da furiosi colpi, resta rigida e dritta, pronta e fiera - e quel calore brucia e la infiamma.

loro hanno dei ghigni dove i denti vengono scoperti,
appuntiti chiodi ansiosi di ferire.

a loro non importa niente.

il vomito mi incita a lasciarmi andare, paralizzandomi; scoppio a piangere istericamente e il mio stomaco sembra avere una crisi epilettica, perché mi rimbalza con ferocia dentro e mi colpisce come il calcio incazzato di un neonato che vuole vivere, deve a tutti i costi vivere---Conall orgoglioso nella mia mente, in un sobbalzo.
con tutte le forze che ho in questo corpo stanco e deplorevole e marcio corro verso la ragazza, il suo fiero e sicuro silenzio a straziarmi il cuore - perché lei sta combattendo contro l’aggressione cercando di sfuggirle fisicamente ma sopratutto rivolgendo la sua mente a quel calore che la aiuta a sorreggersi con dignità ed onore, e pare una piccola bambina bianca -nonostante sia una giovane ragazza- avvolta nell’azzurro, una mezzaluna a sfiorarle la fronte.
e senza ragione,
pur avendola e perdendomi schiacciata in lei,
prima di ritrovarmi schiacciata da quei colpi, sono contenta.

e quando me la ritrovo a due spanne dagli occhi,
la riconosco, poiché copia perfetta di me,
Anna nelle sue espressioni più reali.

con la nebbia negli occhi, quasi come volesse proteggermi da ciò che avrei visto, vedere me stessa mi era sembrato impossibile.
quando il sangue arriva a spargersi, la mia mano corre verso la sua guancia, e la stringo forte; mi vedo stringere le labbra, e i miei piccoli occhi brillare sotto quel vento di polvere e cattiveria, ed è tutto ciò che incontriamo quotidianamente, ed ogni giorno è così.
e non possiamo fare altro che promettere a lei la nostra esistenza, perché è un amore che brucia ogni barriera universale, e ci riempie di aria fresca i polmoni.
______________________

quando il calore che ha permesso alla mia anima
di lasciarsi abbandonare si è spento, la stanchezza mi abbraccia.


seduta sul tetto del mondo,
se premo sulle labbra la mia essenza
la trovo indecentemente gonfia di un amore assoluto,
e devo premere una seconda volta
per tentare di capirmi.

attorno a me, piccolissime nuvole; vi trovo però solo il cielo,
come se io fossi sospesa in mezzo al niente ed al tutto.

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