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lunedì 20 giugno 2011

abbraccio

20 giugno 2011, 22:04

frastornata e tremante, ho gli occhi e le mani colme d’amore e vengo in mio soccorso iniziando a scrivere.

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trattengo a me il respiro, che pare una sfera di lava che fatica ad uscire da me per congelare le mie personali battaglie. e a sorsoni enormi mi bevo la mia vita, assaggiandone il sapore più vero sul palato, e la sento risplendermi, brillarmi scintille tiepide dentro, come una madre si prende cura del proprio neonato.

scrivere è molto più che la risposta alle mie incoscienti chiamate, è una realtà molto più vasta del mio comprendonio, probabilmente, ed essa crea e distrugge il mio mondo quotidiano per donarmi un amore talmente lucente da farmi diventare una ragnatela districata di emozioni rabbiose, che premono con urgenza di uscire, di liberarsi ancora, e mi promettono quotidianamente un oceano di meraviglie che lasciano un desiderio incolmabile sulle mie labbra, dove una preghiera muore sotto le nubi sparse della mia condizione di non potermi che coccolare, solo per un po’. solo il necessario che possa, con sincera compassione e orgoglio, trasformarmi in qualcosa che pare quei lunghi sorsoni di vita che disperatamente accolgo...in un sussurro delle persone che ho amato cogliere impreparata la sera, ritagliando sprazzi di fiori dell’anima di chi ha saputo, per tanto o poco tempo, raccogliere il mio fiore del male, assopito serenamente sul cuscino facendo sogni mostruosamente sereni, e riscaldarlo sotto i castelli che costruisco per aria, il mio pensiero rivolto alla poesia; non voglio altro che essere un buon ricordo, una tenera carezza nei ricordi. perché so che me ne andrò lontano, e se non fisicamente mentalmente perché sono costretta, in modo assolutamente cosciente e consenziente - perché è l’ardore della mia vita, una luce che mi trapassa le viscere con insistenza - a dover comunque cibare la mia anima dei suoi bisogni oserei dire fisiologici. e quindi evadere da un mondo per me non reale, contribuendo io stessa ad iniziare le sue fondamenta. perché dovrò sempre scontrarmi con due opposizioni totalmente differenti, e il dovere intreccia il sangue nelle mie vene, chiudendolo in un fiocco delizioso se non fosse per lo stridio di dolore che mi fa girare la testa.
ed inevitabilmente dovrei scegliere. ma la mia scelta l’ho già fatta e molto prima che il mio primo pianto in questa vita salutò la terra; e ho capito che prima o poi quest’illusione in cui penso di vivere svanirà del tutto portandomi accanto al mio amore, completamente.
in modo definitivo. ho la sensazione di non aver schiuso del tutto i miei sogni dal mio cuore, e il tempo sgretola le proprie ragnatele di gelo e con parsimonia mi raggira nella sua trappola; ed invecchio. comprendo di avere tempo, ma gli sfuggo senza difficoltà - perché alla fine il tempo inciampa e fa corrodere la vita, ma io so so che la poesia...lei sì che durerà in eterno per me, un infinito rincorrere la mia anima lambendola di qualcosa di cui non si conosce il nome, ed il suo nome risuonerà nei secoli dei secoli con nomi differenti, tuttavia uniti da un’unica cosa, il dono di un tesoro più grande della vita stessa...o forse sono pazza io, lacerata dal mio cuore e il mio amore stretti convulsamente, tanto da farmi mancare il fiato. e la mia pazzia mi fa desiderare con tutta me stessa di volare via, in squarci di notti lunghissime e languide; non dividerti mai, mi dice questa pazza boccata di ossigeno che mi dona vita, mai da lei o morirai.
ma orgogliosamente posso alzare il capo, guardare tutte le facce di questo mondo, nazione dopo nazione, e affermare che non è follia, ma amore...il quale permette la mia sopravvivenza. perché ancora non lo so (e lo scrigno dei miei sogni si fa sempre più smanioso di aprirsi, ma le chiavi - appese al grosso collo peloso e candido di Fionnlagh, il protettore - non risplendono nella mia testa, e nel buio trovo la ribollente paura che mi strozza mozzandomi il respiro) ma è tutto ciò che ho, tutto ciò per cui vale la pena vivere e combattere.
invecchierò. mi vestirò di fattezze che non si specchieranno nel mio riflesso concreto, lo stesso che ho adesso. scrivendo.

e quando il neonato crescerà, perderà quella fondamentale innocenza che permette a due mondi di sfiorarsi ed intrecciarsi l’uno nell’altro.

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22:59.

conto i minuti.
la sensazione di librarmi per aria ed andare lontano.

23:00

i miei pensieri si rincorrono veloci, come gazzelle che sfuggono al perenne destino di morire; mentre io so che vivrò, e non sarò né vittima né carnefice di nessuno ed non adoro altro che la scrittura, mano immensa che mi attira verso il giusto guardare e solo allora guardo il mio mondo, lo riconosco, e scelgo di combattere per difenderlo. non solo perché io me ne senta in obbligo, perché devo farlo, ma perché amo immensamente quel dovere, quella sfrenata passione che mi conduce sempre verso la poesia come un naufrago disperato si artiglia con tutte le sue forze ad un’ancora di salvezza, la sola ed unica che può salvarlo.

23:06

è buffo, perché scrivo sempre le stesse cose.
vedo sempre le stesse cose.
non aspiro che a queste stesse cose.

23:11

prostituendomi spero che la voce di lei
risuoni perfino dove il suono non arriva.

2:04

non ricordando niente
sono confusa e offuscata
da un abbraccio caldissimo.

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